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Diario
13 giugno 2007
Alla Malinconia
Nel vino e negli amici ti ho sfuggita, poiché dei tuoi occhi cupi avevo orrore, io figlio tuo infedele ti obliai in braccia amanti, nell'onda del fragore.
Ma tu mi accompagnavi silenziosa,
eri nel vino ch'io bevvi sconsolato,
eri nell'ansia delle mie notti d'amore
perfino nello scherno con cui ti ho dileggiata.
Ora conforti tu le membra mie spossate,
hai accolto sul tuo grembo la mia testa
ora che dai miei viaggi son tornato:
giacché ogni mio vagare era un venire a te.
(Hermann Hesse)
| inviato da Vintageous Nymphet il 13/6/2007 alle 9:37 | |
19 marzo 2007
LV
Not marble nor the gilded monuments Of princes shall outlive this powerful rhyme, But you shall shine more bright in these contents Than unswept stone besmeared with sluttish time. When wasteful war shall statues overturn, And broils root out the work of masonry, Nor Mars his sword nor war's quick fire shall burn The living record of your memory. 'Gainst death and all-oblivious enmity Shall you pace forth; your praise shall still find room Even in the eyes of all posterity That wear this world out to the ending doom. So, till the judgment that yourself arise, You live in this, and dwell in lovers' eyes.
W. Shakespeare, Sonnets
| inviato da il 19/3/2007 alle 4:6 | |
14 marzo 2007
Solitude

| inviato da il 14/3/2007 alle 13:46 | |
31 gennaio 2007
Co-sofferenza e co-sentimento
"Non c'è nulla di più pesante della compassione. Nemmeno il nostro proprio dolore è così pesante come un dolore che si prova con un altro, verso un altro, al posto di un altro, moltiplicato dall'immaginazione, prolungato in centinaia di echi." (L'insostenibile leggerezza dell'essere, Milan Kundera)
Perché la com-passione?
Non ne ho bisogno.
| inviato da il 31/1/2007 alle 15:58 | |
7 dicembre 2006
Shine On You Crazy Diamond
Si è vero, torno a intermittenza, ma sono viva e pare anche che vegeto abbastanza bene. Vi lascio solo una canzone.
Remember when you were young, you shone like the sun. Shin on you crazy diamond. Now there's a look in your eyes, like black holes in the sky. Shine on you crazy diamond. You were caught on the crossfire of childhood and stardom, blown on the steel breeze. Come on you target for faraway laughter, come on you stranger, you legend, you martyr, and shine! You reached for the secret too soon, you cried for the moon. Shine on you crazy diamond. Threatened by shadows at night, and exposed in the light. Shine on you crazy diamond. Well you wore out your welcome with random precision, rode on the steel breeze. Come on you raver, you seer of visions, come on you painter, you piper, you prisoner, and shine!
| inviato da il 7/12/2006 alle 5:15 | |
13 ottobre 2006
Tre americane, che chiamerò A B e C (sprizzo di fantasia) vicino a me in libreria.
A: Hey! (si rivolge alle altre due) Come here! (le due la raggiungono) A: I think I'll have one of these two books... What do you think of Coelho? B: Uh? C: He's portuguese, isn't it? (ci ripensa) Whatever. Why don't you try this one? (e prende in mano "Guerra e pace" di Tolstoji) A: ARE YOU CRAAAZY? Gee... when do you think I am gonna finish to read that book? It's too big! And it looks so boring! B: Uh? C: I don't know but they say it's cool. I've never read it. B: (si sveglia dal sonno) Me neither. I think Nicholas Sparks is cool. Or you can try with this one (afferra "L'amante di Lady Chatterly" di David H. Lawrence) A: Uhm... I think I'll try this (sfila "Confessions of a Shopaholic", Sophie Kinsella) It seems exciting. C: However, why do you want to read a book? A: Because at school I'm doing nothing. NOTHING.
Ecco spiegato cosa ci fanno gli insegnanti di lingua in Corea, niente. NIENTE.
| inviato da il 13/10/2006 alle 16:11 | |
27 settembre 2006
Spleen. And Azaleas.
Mango, la mia onnì virtuale, ed io, abbiamo tradotto una poesia coreana di Kim Sowol, "Azalee", che lei ha pubblicato qui. Questa poesia è importantissima in Corea, tanto che non c'è coreano (ahèm, forse io e Mango, prima di decidere di tradurla) che non la sappia a memoria, e numerose canzoni sono state fatte usando le stesse parole.
Riporto uguale il post di Mango, buona lettura!
Abbiamo tradotto una poesia coreana all'italiano Pearl e io, con l'aiuto di Manguscolo:

Il coreano è una lingua sillabica, quindi le lettere (fonetiche) si organizzano in blocchi sillabici, ognuno di cui comincia e finisce al massimo in una consonante. Ci sono sillabe di solo una consonante iniziale e una vocale, oppure di solo una vocale, rappresentate da un simbolo che sembra la lettera "o", seguito dal segno che indica la vocale.
Segnalo questo carattere sillabico del coreano perché questa poesia è strutturata sillabicamente: sette, cinque, dodici sillabe in ogni stanza con l'eccezione della seconda, dove il primo verso ne ha cinque, seguite da quattro e poi tredici nell'ultimo verso. Non a caso segue questo procedimento il poeta, che imita il ritmo della musica popolare.
La traduzione ovviamente non ritiene questo ritmo e la sintassi compatta e efficace dell'originale ovviamente si sono persi nella traduzione. Poi, per dire "quando sarai stanco di me", il poeta usa un'espressione che può essere interpretata come "quando non vorrai più vedermi" oppure come "quando non mi vorrai"...
Azalee
Quando sarai stanco di vedermi e sarà ora di andartene, ti lascerò andare senza parole.
Sul monte Yaksan, in Yeongbyeon, raccoglierò una bracciata di azalee, per irrorarne il tuo cammino.
Nel tuo partire calpesta dolcemente, passo dopo passo, quei fiori posati sulla tua strada.
Quando sarai stanco di vedermi e sarà ora di andartene: anche a costo di morire, non verterò nemmeno una lacrima.
Kim Sowol (1902-1934)
Commento di Pearl: Colui che ha scritto questa poesia è un uomo, Kim Sowol. Tuttavia, l' "io" della poesia, è una donna, che si rivolge all'uomo che ama e che vuole andarsene, vuole lasciarla. Yeongbyeon è una regione coreana e quando si parlava di "yak", si intendevano quelle montagne dove si trovavano le erbe medicinali ("yak"=medicine, "san"=mountain). Il resto mi sembra molto comprensibile. Il bello di questa poesia è che lei sembra accettare la partenza dell'uomo. Ma in realtà queste parole sono una supplica. Con i fiori s'intende l'anima della ragazza. Lei quindi, gettando fiori sulla sua strada, spera che lui cambi idea, voglio dire, quale uomo calpesterebbe l'anima della sua amata? Poi si nota anche la differenza di espressioni all'inizio e alla fine "ti lascerò andare senza parole" e "anche a costo di morire, ecc". Vedi come l'ultima frase è piena di forza. Dice "io non piangerò" come per dimostrare che sarà forte. Eppure, è sicuro che non piangerà?
Mango: Io non sapevo che l'io ("nah") poetico sia una donna, il che rende molto interessante l'affermazione della prima stanza che lascerà andare il suo amante "senza parole". Sarebbe anche interessante sapere se il fiore che ha scelto il poeta abbia qualche significato simbolico o culturale; forse la purità, la fedeltà, oppure la castità della donna? Comunque, le parole e il significato sono radicalmente diversi: la forza etico-morale della codice culturale fa sì che la donna dica di poter accettare la partenza dell'uomo, mentre l'immagine che dipinge alla fine della lacrima che non verterà suggerisce paradossalmente l'emozione che lei non può esprimere. L'impatto risiede in questa contradizione; ma i fiori sparsi dalla donna sulla strada che prenderà l'uomo prendono il luogo delle lacrime che lei non può vertere.
E già che ci siamo: tutta la poesia si mantiene al livello ipotetico di "quando" succederà tutto questo, ma ancora, nel presente, non è successo niente. L'accumulazione di immagini nel futuro, però, ci fanno credere che la felicità è già una cosa del passato. Questa insistenza alla sofferenza futura segnala anche la fatalità della donna (senza parlare di quella della cultura coreana, che ha conosciuto invasione dopo invasione, soprattutto alla fine del Ottocento, e all'inizio del Novecento), che prova come parte della sua felicità presente l'intuizione di un'eventuale separazione. Forse per me il momento più bello (fra molti altri) è quando il poeta usa una ripetizione onomatopeica per indicare la partenza dell'uomo: "gu-reum, gu-reum", che abbiamo reso con il verso "passo dopo passo". Impossibile catturare, però, la stessa gravità (e allo stesso tempo, la semplicità) di quel passo, di quel "gu-reum gu-reum" dell'uomo che parte nell'immaginazione della donna.
Il linguaggio che usa il poeta è trasparente, e mi sono resa conto che più leggevo la poesia, più riconoscevo parole che non avevo sentito da anni!
Ho trovato la canzone con le parole della poesia (due strofe sono aggiunte).
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